La scuola delle mogli (produzione 2014)

 

 

 

La scuola delle mogli è una commedia di Molière rappresentata per la prima volta il 26 dicembre 1662 nel Teatro del Palais-Royal a Parigi. Essa è l'espressione della più compiuta maturità del commediografo francese. Il tema della commedia, ritenuta in parte autobiografica, è il contrasto maschile tra la gelosia e la ragione; protagonista è il personaggio di Arnolfo, un uomo irrazionale deciso a sposare Agnese, una giovane educata fin da bambina alla più profonda ingenuità e semplicità. Egli infatti è convinto che solo le donne educate, istruite e mondane siano in grado di tradire un uomo, invece la ragazza che sta per sposare è talmente ingenua e semplice da non poter nemmeno comprendere la possibilità di tradire. Sarà invece  questa stessa ingenuità a farla cadere nelle braccia di un'altro uomo proprio perché "semplicemente" innamorata. Molier attacca con arguzia la morale dell'epoca, rendendosi oggetto di scandalo ai suoi tempi. L’autore infatti mette alla berlina tra le righe del racconto i modi, le consuetudini e le convenzioni della società del suo tempo, con particolare attenzione all'universo femminile e alla considerazione della donna allora, valutata "poco più di un animale domestico."

 

La messa in scena della regista Valentina Mustaro intende sottolineare il messaggio nascosto dell’opera di Molier dando pieno spazio alle “donne del racconto” che diventano protagoniste. Arnolfo infatti oltre ad Agnese, deve misurarsi costantemente con le sue tre serve: Angelica, Belinda e Pernella. Le tre donne, non previste nel copione originale ma inserite nella rilettura della regista, si presentano come personaggi caricaturali e ironici; esse mascherano dietro una apparentemente fragilità e subordinazione al loro padrone, giochi di derisione e ironia contro lui ridicolizzando apertamente le sue cocciute ostentazioni di potere e ragione.

 

La figura della donna dunque viene presentata al pubblico come colei che con la sua sensibilità ed intelligenza , sa ritrovare la forza per affrancarsi dalla sua condizione e conquistare autonomia e dignità.

 

Durante le fasi di allestimento la regista ha condotto il gruppo alla creazione scenica partendo non dal testo, bensì dai contenuti e messaggi in esso nascosti. Sviluppando una regia ricca di trovate sceniche e tecniche di interpretazione la regia fa leva sulla risonanza dei contenuti e sulla potenza delle immagini.

 

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