Spettacolo "De Pretore Vincenzo" Sabato 11 Aprile ore 21:00 e Domenica 12 Aprile ore 19:00

De Pretore Vincenzo è una commedia di Eduardo de Filippo rappresentata la prima volta nel 1957 e inserita dallo stesso autore nel gruppo di opere che ha chiamato Cantata dei giorni dispari.

Trama

 

Vincenzo De Pretore spiega alla fidanzata Ninuccia, che minaccia il suicidio se non si sposeranno, di voler attendere il giorno in cui potrà darle una vita agiata, e le racconta di essere figlio di un ricco signore, allevato da una coppia povera. Ma per vivere è costretto a rubare, e finisce in prigione. Consigliato da Ninuccia, si sceglie come protettore San Giuseppe e da allora il suo "lavoro" va a gonfie vele. Riconoscente al Santo, ogni volta che un furto va bene, porta fiori e candele al suo altare. Un giorno però viene ferito a morte da una pallottola. Nel delirio, la scena si sposta in Paradiso, dove San Giuseppe intercede presso il Signore, che impietosito dalla sua storia di figlio di padre ignoto, lo accoglie con sé. Mentre sogna, Vincenzo muore nello squallore del Pronto soccorso, con accanto la fedele Ninuccia.

Note di Regia:

La rivisitazione della regista Valentina Mustaro apporta all'opera ritmo e dinamicità, rileggendo in maniera moderna e originale l'opera, sottolineandone messaggi e significati, attraverso una recitazione fresca e leggera ma non per questo superficiale. L'opera di Eduardo, tra le più affascinanti e ricche di contenuti, apre a varie ed eventuali interpretazioni che la regista ha intenzionalmente lasciato aperte; in particolar modo l'impianto registico pone attenzione agli spazi della messa in scena: il chiuso delle mura domestiche, l'aperto della piazza del paese e l'indefinito del Paradiso.. il modo di porsi dei personaggi varia a seconda del contesto in cui si trovano, la "forma" e l'apparenza, "l'abito" che portano, e l'altro a cui  si rapportano, condizionano inevitabilmente il  modo di porsi e di comportarsi. Ma alla fine tutti moriamo.. nella fredda stanza di un ospedale, ultimo spazio dove finalmente realizziamo che la "forma" non ha più importanza..

 

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