Solo Allora Ci Si Trova (produzione 2016)

Partendo dal dilemma esistenziale della protagonista della storia, Donata Genzi, attrice all’apice della sua carriera e in balia di quella solitudine con la quale spesso l’artista è costretto a doversi misurare, lo spettacolo intende “giocare” con la contrapposizione realtà/finzione sulla quale è costruito il testo pirandelliano. Sin dall’inizio lo spettatore sarà trascinato nell’insicurezza del riuscire a distinguere nettamente  la “vita reale” della protagonista dalla sua “vita scenica” . Donata soffre la mancanza di una vita sociale, il lavoro di attrice la fa sentire prigioniera dei suoi personaggi e le impedisce di riconoscere la sua vera identità troppo spesso frammentata in quei personaggi che interpreta. La società, del resto, la giudica e la considera solo nella sua figura di personaggio e di attrice ma non in quella di donna. Questa messa in scena vuole essere uno studio sul testo di “Trovarsi” lasciando aperti quesiti e messaggi dell’opera: tutti i personaggi saranno vestiti di bianco, fatta eccezione di Donata, con l’intento di sottolineare la linea soggettiva del racconto; durante lo spettacolo verranno alternate costantemente immagini, proiettate sul fondale del palco, e raffiguranti  scene dello stesso testo,  recitate dagli stessi attori presenti in scena e riprese durante le prove. Lo spettatore, dunque,  sarà così sollecitato a domandarsi continuamente che cosa si “rappresenti” e che cosa si faccia “realmente”sulla scena. Le riprese che intervalleranno lo spettacolo e che saranno proiettate sul fondale, verranno registrate durante le prove, con gli attori velatamente non truccati, non in costume di scena e, talvolta, anche con il copione in mano. In questo modo la regia intende lasciare aperto il discorso della “rappresentazione nella rappresentazione” e della introspezione di Donata, che in realtà, nel suo percorso di ricerca di se stessa, non farà altro che rappresentarsi e guardarsi dall’esterno, anche quando copre gli specchi per non vedersi in realtà mantiene chiara l’immagine che vuole dare di se dimenticandosi di vivere  quella tanto agognata  “vita reale”. La telecamera è come un occhio esterno di ognuno di noi, mentre parliamo, mentre camminiamo o mentre siamo in diversi ambiti e contesti, non facciamo altro che guardarci dall’esterno, sempre, e correggere o cambiare la nostra maschera in base alle circostanze.. proprio come fa l’attore.

 

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