I due menecmi (produzione 2012)

La Commedia è una rilettura in chiave “sociale” dell’omonima commedia di Tato Russo, adattamento partenopeo de “I Menecmi” di Plauto. È una commedia degli equivoci, che fa leva sui paradossi, su battute a volte volgari ma che sanno sempre strappare il riso tra caricature e personaggi macchiettistici.

La regista Valentina Mustaro, dopo un attento studio del testo di Tato Russo, tenta un interessante stravolgimento del copione, scegliendo di dare risalto all’aspetto sociale che traspare così chiaramente dalla messa in scena.

I protagonisti sono due gemelli: Menecmo e Menecmo (i due hanno lo stesso nome!). il primo è uno stimato avvocato napoletano che con la complicità del suo compagno-schiavo liberato Spazzola, ama tradire la propria moglie Dorippide, sostenuta nel suo dolore dalla devota schiava, con l’avvenente Erozia una, meritrice che ha a suo seguito Fisicle e Cilindro, un cuoco dalla “spiccata” personalità. L’altro Menecmo invece è più rozzo, meno educato, giunto a Napoli con il suo servo Messenio alla ricerca della sua famiglia per una vita più agiata.

 

La versione della Mustaro pone l’attenzione sul ruolo dei servi e dei padroni, sottolineando il rovesciamento dei ruoli tradizionali. I servi sono “artefici della sorte dei padroni”: Spazzola rivela a Dorippide gli inganni d’amore di Menecmo, Messenio è un buon consigliere e ricorda al padrone rozzo, con grande saggezza, di non lasciarsi ingannare dai Napoletani .

Un finale completamente riadattato e modificato rispetto all’idea originaria, è lasciato appunto alla parola dei due servi che riconosceranno il proprio padrone dal diverso modo con il quale i due si rivolgono ai propri servi. Nella commedia plautina infatti il servo assume un ruolo strutturale, diviene l’eroe che prepara l’inganno, mentre il padrone è ridotto al ruolo di aiutante della beffa.

Uno stravolgimento sociale che denota una sottile e ironica morale.

 

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