Vajaina: un viaggio inedito tra sessualità, religione, esistenza e non solo

Pubblicato da staff teatro il 29/01/2020

Vajaina: un viaggio inedito tra sessualità, religione, esistenza e non solo

La rassegna I DIVERSI VOLTI DEL TEATRO continua a percorre la sua intensa e fitta tabella di marcia. Sabato, 1 febbraio, alle 21.00 sarà la volta di TEATRO BARDAMU con l’inedito VAJAINA, un atto unico che porta lo spettatore a riflettere fuori dalla sua comfort zone tra sessualità, religione, esistenza e non solo.

Il testo porta la firma di Francesco Amendola con la regia di Serena Urti: "Vajaina cammina sul filo del nonsense – spiega Amendola -  si muove lungo chiare trasparenze oniriche. La lettura registica di Serena Urti ha sondato con maggiore acume proprio questo confine, e lo ha fatto anche grazie alle geniali musiche di Dj Pio e alle meravigliose luci di Mario Perna, entrambi nobile supporto di tale suggestione".

Via Salvatore Calenda, 98
Per info e prenotazioni: 089 9958245 - 329 2167636

Cosa dobbiamo aspettarci?

Ambientazione
In un prossimo futuro, un disastro ambientale, dovuto presumibilmente all’ accumulo materiale radioattivo, ha ridotto il mondo ad un deserto per lo più invivibile, in cui abbondano i residui di una civiltà che avvelenata dal consumismo ha creato quantità immani di rifiuti di origine plastica non smaltibile che invadono l’intero pianeta.

Protagonisti
Solo due sono i sopravvissuti alla catastrofe, avvenuta presumibilmente quando loro erano bambini, essi sono riusciti ad arrivare alla prima età adulta, condividendo la vita in questo mondo desolato. I due personaggi non sono altro che bambini nella prima età scolare in corpi di adulti, non hanno mai visto altro da se stessi e costruiscono la loro identità per contrasto all’ altro. Lo spettro dei sentimenti che sono capaci di provare è molto ridotto e per lo più legato a reazioni ed emozioni infantili legati a una reattività istintiva ma mai violenta o realmente aggressiva, sentimenti preponderanti sono il senso di collera e il capriccio, il tutto sempre inserito in un contesto di gioco con un’aura di candore proprio dell’infanzia. Elementi materiali che riconducono all’ idea dell’infanzia sono presenti in molte parti della messa in scena. In questo complesso gli unici esseri oltre loro ad essere sopravvissuti sono rettili ed insetti di cui essi si nutrono. I due personaggi ai quali l’autore non ha dato nome proprio ma il semplice appellativo di “Archetipo uno” e “Archetipo due” risultano essere il primo l’incarnazione dell’essere umano senza speranze che non crede a nulla, se non nella conoscenza a livello empirico, l’altro il sognatore, colui che crede in una svolta che possa arrivare dall’ alto e sovvertire lo stato di cose in cui si sono ritrovati ad operare. Nella messa in scena il modo di muoversi nello spazio dei due personaggi e di interagire col mondo circostante risulta essere molto connesso al suolo che diventa un elemento importante, vi è una predilezione alla posizione seduta o distesa sulla nuda terra, scalzi e privi di qualunque sovrastruttura educativa che gli imponga di preferire la posizione eretta, recuperano un rapporto primordiale con la terra, elemento dal quale l’ uomo nella sua evoluzione “pre-apocalittica” ha cercato sempre più di distaccarsi.

Scenografia
Ottenuta al 100% con materiali di scarto, ha elementi assemblati in modo piuttosto fantasioso ed inusuale che ricorda un po’ l’estetica dadaista, i personaggi vi interagiscono in tutta disinvoltura, giacché quel mondo fatto di detriti e materiale di scarto, nel quale un essere umano “pre-apocalittico” avrebbe avuto non poca difficoltà a convivere,  è per loro l’ unico conosciuto, non avendo nessun tipo di ricordo del mondo antecedente la catastrofe.

Sebbene il testo sia intriso di una comicità a tratti gioiosa, a tratti spiazzante e anche un po’ demenziale, nella messa in scena si è voluto rendere attraverso musiche e luci un contrasto notevole con i contenuti del testo, questo mondo post apocalittico è accompagnato da rumori oscuri, snervanti, acidi, una musica stridente e artificiale aleggia in molte parti della messa in scena, le luci  possono risultare in alcuni momenti ansiogene e disturbanti, attraverso l’ uso dello strobe e di giochi di luci colorate che passano da toni caldi a toni freddi, come se fossero il risultato che le sostanze radioattive presenti nell’ aria hanno avuto sull’ atmosfera terrestre, tutto ciò ha reso la terra intera una sorta di enorme discoteca degli orrori.

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